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Perequazione pensionistica: stato dell’arte

di Carla Savaglio

In riferimento alla Sentenza della Corte Costituzionale n. 70/2015 che ha bocciato il blocco degli assegni previdenziali deciso nel 2012 e 2013 dal Governo Monti, dichiarando illegittima la norma che aveva stabilito, per il biennio 2012/2013, il blocco della perequazione sui trattamenti di importo superiore a tre volte il minimo INPS, si ricorda che l’intervento per la suddetta incostituzionalità è scaturito dal giudizio  promosso dalle Federazioni CIDA, Manageritalia e Federmanager.

In tale direzione, il Presidente CIDA, Giorgio Ambrogioni, e il Presidente FP-CIDA, Giorgio Rembado (Presidente Nazionale ANP), hanno inviato l’allegata lettera a tutti i soci pensionatiper fare il punto sulla questione pensioni dopo la sentenza 70/2015 della Corte Costituzionale, in data 11 novembre 2015.

Il primo problema, ovviamente, è relativo all'applicazione parziale della Sentenza da parte del Governo e ai conseguenti nuovi ricorsi avviati dalla CIDA che, tra parentesi, aveva sostenuto a suo tempo il ricorso che ha dato luogo alla stessa sentenza della Corte.

Il secondo riguarda il persistente attacco cui sono sottoposte le pensioni di coloro che più degli altri cittadini hanno subito la stretta economica conseguente alla crisi di questi ultimi anni.

 

La CIDA (e, di conseguenza, l’ANP) continua a mobilitarsi per raggiungere l’obiettivo di vedere riconosciuti i legittimi diritti ammessi dalla Corte Costituzionale e disattesi dal Governo, dichiarando, quindi, l’illegittimità costituzionale della Legge n. 109/2015.

 

È del 22 gennaio u.s. l’allegata Ordinanza del Tribunale di Palermo, che, nel procedimento promosso da CIDA e dalle proprie Federazioni [ANP aderisce a FP CIDA], per conto del dott. Giuseppe Cardinale, ha dichiarato non manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale del comma 25 dell’art. 24 del decreto legge n. 201/2011, convertito nella Legge 214/2011, come recentemente modificato dal decreto legge n. 65/2015 convertito nella legge n. 109/2015, nella parte in cui prevede che per i pensionati, titolari di trattamento pari o inferiore a cinque volte il minimo Inps, sia riconosciuta la rivalutazione nella misura solo del 20%.

Ora la questione tornerà alla Corte Costituzionale.


Questo è il percorso che, per conto di tutte le Federazioni aderenti, è portato avanti dalla CIDA e si ritiene che tale modus operandi sia tecnicamente quello più appropriato.

Altre ipotesi promosse da altre Organizzazioni, come ad esempio quella di adire il Tribunale in funzione di Giudice del Lavoro con richiesta di provvisoria esecuzione per l’emissione di un decreto ingiuntivo, ovvero di un ricorso al TAR o di una Class Action, suscitano perplessità di natura procedurale che ne sconsigliano la percorribilità.

 

E’ bene precisare, infine, che la dichiarazione di incostituzionalità pronunciata dalla Consulta su un caso specifico, vale per tutti e senza la necessità della presentazione della domanda.

Pertanto, in quanto superflua, non occorre che tutti gli interessati presentino una specifica domanda all’INPS oltre al fatto che ciò determinerebbe un conseguente ritardo dei tempi per il giudizio e che il riconoscimento della prestazione negata passa, necessariamente, attraverso la rimozione dell’ostacolo normativo oggi rappresentato dalla Legge n. 109/2015.

 

Naturalmente la CIDA continuerà a dare opportuna informazione ai propri associati sugli sviluppi delle iniziative promosse.

 ALLEGATO 1

ALLEGATO 2