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LEGGE DI STABILITA’ 2015 - INPS Circ.74/2015 norme applicative (di G. Coan)

IL TETTO DELLE  PENSIONI 

            LEGGE DI STABILITA’ 2015 -  INPS Circ.74/2015 norme applicative

In questi giorni l’Inps sta procedendo ai nuovi calcoli per la riliquidazione delle pensioni in applicazione a  quanto previsto dalla legge di stabilità 2015.

Di cosa si tratta

Il comma 707 della predetta legge stabilisce che "l’importo complessivo del trattamento   pensionistico liquidato con le regole vigenti dal 1° gennaio 2012 non può eccedere quello che sarebbe stato liquidato con l'applicazione delle regole di calcolo vigenti prima della riforma Fornero computando, ai fini della determinazione della misura del trattamento, l’anzianità contributiva necessaria per il conseguimento del diritto alla prestazione, integrata da quella eventualmente maturata fra la data di conseguimento del diritto e la data di decorrenza del primo periodo utile per la corresponsione della prestazione stessa".

Sono interessati i lavoratori che fanno valere almeno 18 anni di contribuzione al 31.12.1995 e che, quindi per effetto della Riforma Fornero, vedono l'assegno determinato con il sistema retributivo sino al 31 dicembre 2011 e contributivo sulle anzianità contributive maturate dal 1° gennaio 2012.

 Per effetto dell'introduzione del sistema contributivo dal 1° gennaio 2012, è previsto un trattamento pensionistico più vantaggioso rispetto a quello calcolato con le vecchie regole del sistema retributivo. Infatti, grazie al sistema contributivo, con riferimento alle anzianità maturate a decorrere dal 1° gennaio 2012, i lavoratori che già avevano un'anzianità contributiva elevata, o avevano già raggiunto i 40 anni di contributi alla fine del 2011, riescono a valorizzare anche gli anni eccedenti, maturando un trattamento superiore a quello che sarebbe stato loro corrisposto con le vecchie regole.

In pratica questa norma impatterà sui lavoratori con carriere lavorative rilevanti ma anche su quelli che avevano una carriera discreta che restavano in servizio proprio per migliorare l’assegno.

Si tratta soprattutto di magistrati, professori universitari e alte cariche dello stato che lasciano il servizio a 70 anni dopo oltre 40 anni di contributi versati.

Nel retributivo, infatti, il coefficiente di rendimento si bloccava in corrispondenza del quarantesimo anno assicurativo e quindi tutto ciò che andava oltre, tranne l'eventuale beneficio di incrementare la pensione per effetto dell'aumento delle retribuzioni medie pensionabili, era ininfluente. Per effetto dell’incentivo introdotto dalla riforma Monti Fornero, che favoriva la permanenza in servizio, perché dall’altra contestualmente procurava anche un risparmio consistente di spesa pensionistica e quindi a fini dell'importo della pensione questi lavoratori hanno potuto valorizzare anche i contributi versati dal 2012 in poi.

In sostanza si elimina l’incentivo introdotto dalla riforma Fornero, la cosiddetta quota C per chi ha lavorato anche oltre l’età “ordinaria”.

Per determinare il tetto, l’Inps effettua un doppio conteggio: prima individua  l'importo del trattamento che dovrebbe essere corrisposto con le regole attuali, retributivo sino al 2011 e contributivo dal 2012; e verifica l'importo, per così dire "virtuale", dell'assegno che sarebbe stato conseguito applicando interamente il criterio retributivo anche alle quote di anzianità maturate dopo il 2011.

L'importo minore tra il confronto dei due sistemi sarà quello messo in pagamento. In pratica se il valore dell'assegno determinato con le regole attuali sarà inferiore a quello determinato con le regole retributive, l'assegno non subirà alcuna penalità, in caso contrario dovrà essere messo in pagamento l'importo determinato con il secondo sistema di calcolo.

Il doppio calcolo si applica non solo ai trattamenti pensionistici che hanno decorrenza successiva al 2014, ma anche a quelli già liquidati in precedenza, con effetto dal 2015. I pensionati che sono usciti dal mondo del lavoro nel periodo 01.01.2012 al 31.12.2014 il cui trattamento pensionistico ha visto l'applicazione delle regole della riforma Fornero, dal 1° gennaio 2015 si vedranno ridurre l'importo dell'assegno.

Considerazioni finali

Al di là degli errori, che sicuramente accadranno tenuto conto della complessità dei calcoli e della gestione delle pratiche medesime, tale nuova norma pone problemi d’incostituzionalità perché va a intaccare i c.d. “diritti acquisiti” fino ad ora sempre rispettati nell’ordinamento Italiano.

I diritti acquisiti ed immutabili trovano fondamento nell’art. 25, comma 2 della Costituzione, in ragione dell’efficacia della disposizione di legge nel tempo (tempus regit actum), ossia ogni atto va valutato secondo la norma vigente al momento in cui si verifica e dunque investe il principio di irretroattività. Ordinariamente la legge dispone per il futuro: l’abolizione dei diritti acquisiti costituirebbe un pericolosissimo precedente. Nella fattispecie pensionistica, una volta travolto il principio, si può ad libitum, a piacere, azzerare qualsiasi diritto.

Non può essere che uno si svegli improvvisamente e proponga, ad esempio, un taglio del 50% di tutte le pensioni in essere, escluse magari quelle dei parlamentari.

Saranno i giudici a decretare se questa novella sia da considerare o no Costituzionale.

 

Aprile 2016

Giuliano Coan              

  Consulente in diritto previdenziale e   docente in materia -Autore di studi e pubblicazioni

Lavoratori cessati negli anni 2012 – 2013 -2014. con un’età anagrafica inferiore ai 62 anni (di G. Coan)

             Lavoratori cessati negli anni 2012 – 2013 -2014.

                 con un’età anagrafica inferiore ai 62 anni

                       Novità sulle penalizzazioni

Con circolare 45/2016 pubblicata il 29 febbraio l'Inps riporta le novità contenute nella recente legge di stabilità in materia pensionistica e tratta la tematica delle penalizzazioni per i lavoratori e le lavoratrici che sono usciti tra il 2012 ed il 2014 con la pensione anticipata e con un'età anagrafica inferiore ai 62 anni e che, pertanto, hanno visto l'applicazione della riduzione dell'1-2% sulle quote retributive dell'assegno per ogni anno di anticipo rispetto alla suddetta età.

L'Inps ricorda che il comma 299 dell’articolo 1 della legge 28 dicembre 2015, n. 208 estende l’applicazione di tale norma ai trattamenti pensionistici anticipati aventi decorrenza negli anni 2012, 2013 e 2014, al fine di escludere anche per essi le sopra indicate penalizzazioni, esclusivamente con riferimento ai ratei di pensione corrisposti a decorrere dal 1° gennaio 2016.

In ragione della decorrenza della norma, la ricostituzione pensionistica avverrà senza riconoscimento di interessi o arretrati per i ratei concernenti periodi precedenti alla data del 1° gennaio 2016.

Poco chiare sono le norme applicative della disposizione. L'istituto si limita a precisare che sono confermate, ove compatibili, le istruzioni applicative già fornite con messaggio inps 5280/2014 e con la Circolare Inps 74/2015.

Allora gli interessati cosa devono fare :

A - controllare la determinazione Inps della pensione. Se non riscontrano nessun taglio vuol dire che l’anzianità contributiva è stata definita solo da prestazione effettiva di lavoro, servizio militare, astensione obbligatoria per maternità, infortunio, malattia e cassa integrazione guadagni ordinaria, riscatto ex art.13 legge 1338/62 finalizzata alla costituzione della rendita vitalizia poiché trattasi di contribuzione per la quale è stata accertata lo svolgimento di attività lavorativa. Il Dl 101/213 ha incluso anche i contributi figurativi per donazioni di sangue e congedo parentale. La legge di stabilità 2014, infine, ha aggiunto i congedi e i permessi concessi ai sensi dell’articolo trentatré della legge 5 febbraio 1992, n. 104. Pertanto non devono fare nulla.

Bse invece la determinazione riporta la riduzione, presentino immediatamente istanza alla sede competente Inps per la riliquidazione della pensione volta a ottenere la depenalizzazione dell'assegno a partire dai ratei maturati successivamente al 1° gennaio 2016.

Marzo 2016   

Giuliano Coan

 

Docente e consulente in diritto previdenziale                                                                                                 Autore di pubblicazioni in materia

                                                                

Rivalutazione delle pensioni. Sentenza del Tribunale di Palermo (di G. Coan)

La rivalutazione delle pensioni nuovamente sotto i riflettori

                         della Corte Costituzionale

La Corte costituzionale dovrà pronunciarsi di nuovo sul tema della rivalutazione delle pensioni, dopo la sentenza dello scorso aprile con cui ha bocciato la riforma Fornero nella parte che congelava l’adeguamento delle pensioni al costo della vita.

Stavolta la Consulta è chiamata in causa dal Tribunale di Palermo che accogliendo il ricorso di un pensionato contro la legge 109 /2015 ha disposto la trasmissione degli atti.

Il giudice, ha ravvisato forti elementi d’incostituzionalità della predetta legge che ha previsto solo rimborsi parziali o addirittura nulli eludendo in toto la sentenza d’incostituzionalità della Consulta.

La riforma Fornero Dl 201/2011 negava la rivalutazione delle pensioni superiori a euro 1443 per gli anni 2012 e 2013.

La misura era stata giustificata quale provvedimento di emergenza finanziaria.

Dal 1° gennaio 2014 la rivalutazione è stata riattribuita seppur con gradualità in funzione dell’importo senza prevedere alcun recupero per gli anni di blocco. La Corte Costituzionale con sentenza 70/2015 ha cancellato la mancata rivalutazione per il biennio 2012-2013 poiché fa rilevare che il legislatore, tra gli altri aspetti, deve perseguire un progetto di tutela del potere d’acquisto dei pensionati.

A dover prestare attenzione alla prossima decisione dei giudici costituzionali sono quei pensionati che avevano un assegno lordo al 31 dicembre 2011 superiore a 1.443 euro e che avrebbero dovuto ricevere diverse migliaia di euro di arretrati.

Senza contare che gli assegni lordi superiori a 6 volte il minimo (2800 euro) non hanno visto praticamente nulla disattendendo, in sostanza, i rilievi della Corte.

Questa” impugnazione” era peraltro scontata e non fa altro che confermare le nostre perplessità più volte evidenziate su quel provvedimento legislativo manifestatamente incongruente e che il tribunale di Palermo rimarca “ la violazione degli art.3,36 comma 1,38, comma 2 della Costituzione in quanto una perequazione siffatta sembra violare i principi di uguaglianza ragionevolezza e proporzionalità della prestazione previdenziale e di conservazione del trattamento pensionistico”

 

Febbraio 2016                                                              giuliano coanuazione siffatta sembraquazionequazioneqqqqq

Novità sul trattenimento in servizio (di G.Coan)

NOVITA’ SUL TRATTENIMENTO IN SERVIZIO

La Legge di Stabilità 2016 riserva delle novità anche riguardo al trattenimento in servizio.

Il comma 257 della legge 2018/2015 prevede la possibilità, per il personale della scuola impegnato in innovativi progetti didattici, di richiedere l’autorizzazione al trattenimento in servizio retribuito per ulteriori 2 anni. Per il personale della scuola che, quindi, raggiunge i requisiti di pensionamento nel 2016 c’è quindi una nuova ipotesi di trattenimento in servizio.

Fino a prima dell’approvazione della legge di Stabilità 2016, infatti, l’unica ipotesi di trattenimento in servizio contemplato era quella concernente il non raggiungimento del requisito contributivo (di 20 anni) richiesto per l’accesso alla pensione di vecchiaia. In questo caso è concesso ai dipendenti, per raggiungere la pensione di vecchiaia, di poter essere trattenuti in servizio fino al compimento dei 70 anni e 7 mesi, ma solo a condizione che entro tale età l’interessato potesse raggiungere il requisito contributivo. Nel 2016, quindi, possono richiedere di permanere in servizio coloro che, pur compiendo 66 anni e 7 mesi entro il 31 agosto ma non sono in possesso dei 20 anni di anzianità contributiva.

Si è mosso l’Ufficio Scolastico Regionale del Veneto che con una nota dello 03.02.2016 ha diramato precise indicazioni alle Amministrazioni Scolastiche del territorio chiarendo che in deroga alla quiescenza il trattenimento in servizio, per non più di due anni, ha l’obiettivo di assicurare continuità alle attività previste negli accordi sottoscritti con scuole e Università di Paesi stranieri.

Tale trattenimento in servizio prevede, infatti “Al fine di assicurare continuità' alle attività previste negli accordi sottoscritti con scuole o università' dei Paesi stranieri, il personale della scuola impegnato in innovativi e riconosciuti progetti didattici internazionali svolti in lingua straniera, al raggiungimento dei requisiti per la quiescenza, può chiedere di essere autorizzato al trattenimento in servizio retribuito per non più' di due anni. Il trattenimento in servizio è autorizzato, con provvedimento motivato, dal dirigente scolastico e dal direttore generale dell'ufficio scolastico regionale. Dall'attuazione del presente comma non devono derivare nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica”. Gli interessati traggono ovviamente considerevoli vantaggi sia in termini di assegno pensionistico sia dell’importo del tfs (buonuscita)

 

Febbraio 2016                                                                        giuliano coan

Legge di stabilità 2016 e novità sulle pensioni... (di G. Coan)

La legge di stabilità 2016 elimina la penalizzazione sulla pensione

   del personale cessato dal servizio tra gli anni 2012-2014.

                   con un’età inferiore ai 62 anni

Per scoraggiare l'accesso alla pensione anticipata ai lavoratori che non hanno compiuto il 62° anno di età, la Riforma Fornero ha introdotto un sistema di disincentivi che colpiscono l'importo della rendita previdenziale.

La penalizzazione consiste nel taglio dell'1-2% delle quote retributive della pensione per ciascun anno di anticipo rispetto al 62° anno di età.

Queste persone sono nella stragrande maggioranza donne poiché l'anzianità contributiva loro richiesta è più bassa di un anno rispetto agli uomini e quindi già dalla metà del 2012 le prime lavoratrici avevano raggiunto il requisito contributivo per conseguire l'uscita.

Questo sistema di disincentivi è stato tuttavia oggetto di diversi interventi legislativi nel corso del tempo che hanno, da ultimo, congelato l'applicazione della riduzione sino al 31 dicembre 2017 (articolo 1, comma 113 della legge 190/2014), ma il legislatore non aveva ritenuto di rimediare alla situazione di coloro che nei tre anni precedenti erano andati in pensione.

Con l'attuale legge di stabilità si chiude questo capitolo eliminando le penalizzazioni dal 1° gennaio 2016, senza però corrispondere gli arretrati per gli anni precedenti.

Gli assegni che tra il 2012 e il 2014 hanno visto l'applicazione delle riduzioni sulle quote retributive guadagneranno diverse centinaia di euro l'anno a seconda dei casi.

In linea di massima un lavoratore uscito nel 2014 a 58 anni (6% di penalità) con un assegno medio di 2.500 euro al mese lordi vedrà crescere la propria pensione di circa 170 lordi euro al mese, poco più di 100 euro al mese netti considerando il fattore fiscale.

Insomma cifre non da poco. Naturalmente più tardi si è usciti dal mondo del lavoro, meno intensa è stata la penalizzazione applicata e minori saranno quindi gli effetti positivi sulla pensione dal 2016.

Gli interessati dovranno necessariamente vigilare ed attendere la riliquidazione della pensione e le relative indicazioni operative a cura dell’Inps e procedere al conseguente controllo della nuova determinazione.

29.12.2015

Giuliano coan

Consulente in diritto previdenziale e docente in materia. Autore di studi e pubblicazioni