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Il nuovo tetto delle pensioni anche per i lavoratori cessati dal 2012 (di G. Coan)

IL NUOVO TETTO DELLE PENSIONI ANCHE PER I LAVORATORI CESSATI DAL 2012

                      

L’’Inps sta procedendo in questi giorni ai nuovi calcoli per la riliquidazione delle pensioni in attuazione a quanto previsto dalla legge di stabilità 2015 e secondo le norme applicative diramate con la circ.74/2015.

 

Di cosa si tratta

 

L’art. 1, comma 707 della predetta legge stabilisce che "l’importo complessivo del trattamento   pensionistico liquidato con le regole vigenti dal 1° gennaio 2012 non può eccedere quello che sarebbe stato liquidato con l'applicazione delle regole di calcolo vigenti prima della riforma Fornero computando, ai fini della determinazione della misura del trattamento, l’anzianità contributiva necessaria per il conseguimento del diritto alla prestazione, integrata da quella eventualmente maturata fra la data di conseguimento del diritto e la data di decorrenza del primo periodo utile per la corresponsione della prestazione stessa".

Sono interessati i lavoratori che fanno valere almeno 18 anni di contribuzione al 31.12.1995 e che, quindi per effetto della Riforma Fornero, vedono l'assegno determinato con il sistema retributivo sino al 31 dicembre 2011 e contributivo sulle anzianità contributive maturate dal 1° gennaio 2012.

 Per effetto dell'introduzione del sistema contributivo dal 1° gennaio 2012, è previsto un trattamento pensionistico più vantaggioso rispetto a quello calcolato con le vecchie regole del sistema retributivo. Infatti, grazie al sistema contributivo, con riferimento alle anzianità maturate a decorrere dal 1° gennaio 2012, i lavoratori che già avevano un'anzianità contributiva elevata, o avevano già raggiunto i 40 anni di contributi alla fine del 2011, riescono a valorizzare anche gli anni eccedenti, maturando un trattamento superiore a quello che sarebbe stato loro corrisposto con le vecchie regole.

 

 Il doppio calcolo

 

L’Inps quindi deve determinare l'importo del trattamento che dovrebbe essere corrisposto con le regole attuali (cioè retributivo sino al 2011 e contributivo dal 2012). Calcola l'importo, per così dire "virtuale", dell'assegno che sarebbe stato conseguito applicando interamente il criterio retributivo anche alle quote di anzianità maturate dopo il 2011 sino alla data di effettivo pensionamento valorizzando anche gli anni eccedenti i 40 al ritmo del 2% annuo (1,8% per i dipendenti civili iscritti alla Cassa Stato).

L'importo minore tra il confronto dei due sistemi sarà quello messo in pagamento.

In pratica questa norma impatterà sui lavoratori con carriere lavorative rilevanti ma anche su quelli che avevano una carriera discreta che restavano in servizio proprio per migliorare l’assegno.

Effetto retroattivo

 

Il doppio calcolo si applica non solo ai trattamenti pensionistici che hanno decorrenza successiva al 2014, ma anche a quelli già liquidati in precedenza di pensionati che sono usciti dal mondo del lavoro nel periodo 2012-2014, e con effetto dal 2015, si vedranno quindi ridurre l'importo dell'assegno qualora l'assegno determinato con il secondo sistema di calcolo risulti inferiore a quello messo in pagamento

 

Considerazioni finali

 

Al di là degli errori, che sicuramente accadranno tenuto conto della complessità dei calcoli e della gestione delle pratiche medesime, tale nuova norma pone problemi d’incostituzionalità perché va a intaccare i c.d. “diritti acquisiti” fino ad ora sempre rispettati nell’ordinamento Italiano.

I diritti acquisiti ed immutabili trovano fondamento nell’art. 25, comma 2 della Costituzione, in ragione dell’efficacia della disposizione di legge nel tempo (tempus regit actum), ossia ogni atto va valutato secondo la norma vigente al momento in cui avviene e dunque investe il principio di irretroattività.

Ordinariamente la legge dispone per il futuro: l’abolizione dei diritti acquisiti costituirebbe un pericolosissimo precedente. Nella fattispecie pensionistica, una volta travolto il principio, si può ad libitum, a piacere, azzerare qualsiasi diritto.

Non può essere che uno si svegli improvvisamente e proponga, ad esempio, un taglio del 50% di tutte le pensioni in essere, escluse magari quelle dei parlamentari.

Saranno i giudici a decretare se questa novella sia da considerare o no Costituzionale.

 

Agosto 2016

 

Giuliano Coan                                                                              Consulente in diritto previdenziale e docente in materia –Autore di studi e pubblicazioni

Pensione Anticipata - Lavoratori cessati negli anni 2012/2014 (di G. Coan)

Pensione  Anticipata - Lavoratori cessati negli anni 2012/2014

            con un’età anagrafica inferiore ai 62 anni

 

L'Inps sta procedendo alla ricostituzione d'ufficio degli assegni dei pensionati usciti tra il 2012 e il 2014 con la pensione anticipata e con un’età anagrafica inferiore ai 62 anni.

Con circolare 45/2016 del 29 febbraio l'Inps tratta la tematica delle penalizzazioni per i lavoratori e le lavoratrici che, hanno visto l'applicazione della riduzione dell'1-2% dell'assegno per ogni anno di anticipo rispetto alla suddetta età.

L'Inps ricorda che il comma 299 dell’articolo 1 della legge 28 dicembre 2015, n. 208 estende l’applicazione di tale norma ai trattamenti pensionistici anticipati aventi decorrenza negli anni 2012, 2013 e 2014, al fine di escludere anche per essi le sopra indicate penalizzazioni, esclusivamente con riferimento ai ratei di pensione corrisposti a decorrere dal 1° gennaio 2016.

In ragione della decorrenza della norma, la ricostituzione pensionistica avverrà senza riconoscimento di interessi o arretrati per i ratei concernenti periodi precedenti alla data del 1° gennaio 2016.

            Allora gli interessati cosa devono fare:

Controllare e verificare la determinazione Inps della pensione

A - Se non riscontrano nessun taglio, non devono fare nulla.

Vuol dire che l’anzianità contributiva è stata definita solo da prestazione effettiva di lavoro, servizio militare, astensione obbligatoria per maternità, infortunio, malattia e cassa integrazione guadagni ordinaria, riscatto ex art.13 legge 1338/62 finalizzata alla costituzione della rendita vitalizia poiché trattasi di contribuzione per la quale è stata accertata lo svolgimento di attività lavorativa. Il Dl 101/213 ha incluso anche i contributi figurativi per donazioni di sangue e congedo parentale. La legge di stabilità 2014, infine, ha aggiunto i congedi e i permessi concessi ai sensi dell’articolo trentatré della legge 5 febbraio 1992, n. 104.

B - se invece la determinazione riporta la riduzione e l’Inps ritarda la regolarizzazione, presentino istanza alla sede competente Inps per la riliquidazione della pensione volta a ottenere la depenalizzazione dell'assegno a partire dai ratei maturati successivamente al 1° gennaio 2016.

 

Agosto 2016                                                                    Giuliano Coan

Docente e consulente in diritto previdenziale Autore di pubblicazioni in materia

Il riscatto della laurea ai fini pensionistici (di G. Coan)

     Il riscatto della laurea ai fini della pensione

            Un investimento redditizio e sicuro

 

                   Cosa bisogna sapere

 

In materia previdenziale le idee invece di chiarirsi s’ingarbugliano sempre di più ingenerando sfiducia e confusione tra i lavoratori.

Poi talvolta le notizie sono approssimative, incomplete e conseguentemente fuorvianti.

Non ultimo si è scritto e suggerito che non conviene assolutamente riscattare la laurea ai fini pensionistici.

Si rileva la necessità di un’informazione corretta e ci dobbiamo muovere senza cedere alla facile demagogia.

Delucidiamo il riscatto del corso legale di laurea ai fini della pensione.

Riscatto vuol dire aggiungere alla posizione assicurativa un periodo privo di contribuzione che torna utile in linea generale, per andare in pensione prima (diritto) con un trattamento più favorevole (misura.)

In base alla riforma del welfare-legge 247/07 in vigore dal 1° gennaio 2008, si sono allargati i vantaggi in materia di riscatto dei corsi universitari di studio, rispetto alle norme più restrittive della legge Dini del 1995 rese applicative dall’art. 2 del decreto legislativo n. 184/1997.

Per determinare quanto occorre versare per coprire con i contributi il riscatto di laurea, l’Istituto Previdenziale effettua un vero e proprio calcolo simulato di quello che sarebbe, una volta riscattato il periodo di studi, l'importo di pensione cui avrebbe diritto l'interessato e lo confronta con quello determinato senza il riscatto.

Per questo motivo l'importo della somma da versare per il periodo di laurea non è uguale per tutti, essendo diverso da caso a caso in rapporto a fattori variabili quali l'età del richiedente (più si è “vecchi” più si paga), il periodo da riscattare, dal numero delle settimane accreditate al momento della domanda di riscatto e dalla retribuzione rapportato al periodo da acquisire.

Maggiore è la retribuzione, più elevata è la contribuzione, quindi maggiore sarà la pensione successivamente liquidata e perciò più "pesante" il costo del riscatto.
La base matematica per la definizione del costo di un riscatto tiene conto dei predetti fattori, in conformità a rilevazioni demografico-previdenziali e alla cosiddetta riserva matematica.

Con questo termine tecnico s’intende la quantità di denaro necessaria per coprire il maggior impegno finanziario che l’Istituto previdenziale dovrà sostenere per corrispondere la pensione di maggior importo derivante dall'aumento dell'anzianità assicurativa prodotta dal riscatto.


Si può riscattare il corso legale di laurea a condizione che si sia ottenuto il titolo di studio (compresa la laurea conseguita all'estero se riconosciuta da un'università italiana), nonché i periodi di corsi professionali post-maturità.

A seguito del dettato introdotto dal decreto legislativo 184 del 30 aprile 1997, in vigore dal 12 luglio 1997, sono riscattabili anche, sempre che non siano coperti da contribuzione, i periodi corrispondenti alla durata dei corsi di studio universitario a seguito dei quali siano stati conseguiti:

-          i diplomi universitari (corsi di durata non inferiore a due anni e non superiore a tre);

-          i diplomi di specializzazione;

-          i dottorati di ricerca, successivi alla laurea di durata non inferiore a due anni.

Sono, invece, esclusi i periodi d’iscrizione fuori corso e quelli già coperti da contribuzione obbligatoria.

Se il periodo corrispondente al corso legale di laurea (iscrizione e fine), si colloca temporalmente nella posizione assicurativa precedente al primo gennaio 1996, si applica l’istituto del sistema retributivo.

L’aggiunta degli anni universitari può essere strategica per il calcolo della pensione con il sistema retributivo in genere più conveniente, il cui riferimento sono le retribuzioni godute nell’ultima parte del periodo d’attività, anziché con il sistema contributivo che considera l’ammontare dei contributi effettivamente versati nella vita lavorativa.

In quest’ultimo caso il contributo di riscatto si somma al montante contributivo che alla cessazione si moltiplica per il coefficiente di trasformazione.

Per chi andrà in pensione con il sistema contributivo, il discorso è diverso per quanto concerne il calcolo.

Non si fa più, infatti, riferimento ai coefficienti di cui abbiamo parlato e il costo del riscatto sarà calcolato per ciascun anno applicando alla retribuzione lorda dell'interessato la normale aliquota contributiva vigente nel singolo periodo.

Per i periodi di studio che si collocano, quindi, (con le stesse date d’inizio e fine) dopo il 31.12.1995, il calcolo è fatto sulla base dello stipendio percepito nell’ultimo anno a ritroso dalla data della domanda di riscatto.

 

 Ad esempio:

  • Data domanda 17.04.2016
  • Corso laurea: 4 anni
  • Reddito annuo: 18.000 euro (dal 16.04.2015 al 15.04.2016)
  • Costo del riscatto: 33.00 % (aliquota contributiva per i dipendenti statali) di 18.000 = 5.940 x 4 = euro 23.760.
  • L’onere al netto del beneficio fiscale si attesterà a circa 16.700 euro

La laurea riscattata oltre ad incidere sempre sulla misura, indistintamente per ogni tipologia di pensione, ha valore ai fini del raggiungimento dei requisiti contributivi per l’accesso alla pensione anticipata, quindi si riduce l’attività lavorativa di un periodo pari a quello riscattato.

Per tutte le domande di riscatto presentate dal 1° gennaio 2008, l’onere può essere versato in unica soluzione oppure dilazionato in 120 rate mensili senza interessi.

E’ data la facoltà di chiedere il riscatto ancor prima di iniziare l’attività lavorativa dai soggetti non iscritti ad alcuna forma obbligatoria di previdenza.

I cosiddetti inoccupati.

In questo caso è statofissato un contributo che fa riferimento al minimale imponibile per artigiani e commercianti (il 33% di 15.000 euro circa nel 2015) per ogni anno da riscattare.

L’onere complessivo nel 2015 per una laurea di 4 anni sarà d’euro 20.000.

Il contributo è versato all’Inps e sarà rivalutato annualmente secondo le regole del sistema contributivo e trasferito successivamente, a richiesta dell’interessato, nella gestione previdenziale presso la quale il soggetto si troverà iscritto all’atto dell’inizio dell’attività lavorativa.

Il contributo è detraibile dall’imposta dovuta dai soggetti di cui l’interessato sia fiscalmente a carico nella misura del 19 per cento, e diventerà deducibile dall’imponibile fiscale qualora lo stesso percepirà un reddito personale tassabile.

Si rammenta che a seguito del decreto legislativo 47/2000 a far data dallo 01 .01.2001 i contributi previdenziali sono interamente deducibili. E’ un aspetto molto importante da tenere in considerazione nella stesura di un puntuale e compiuto piano economico di convenienza.

La deducibilità si traduce in un consistente risparmio tanto maggiore quanto più alto è il reddito e quindi il costo del riscatto si riduce considerevolmente.

Ogni lavoratore ha una propria posizione previdenziale individuale ed il riscatto influisce sostanzialmente sull’assegno pensionistico vitalizio con riflessi economici anche sull’assegno di reversibilità.

Indubbiamente per i giovani lavoratori che avranno una pensione calcolata interamente con il sistema contributivo, la convenienza dell’operazione si è lievemente ridimensionata rispetto al sistema retributivo, ma rappresenta pur sempre un investimento seppur a lungo termine, certo, sicuro, da non sottovalutare anche se i ritorni possono essere visti assai lontani nel tempo.

Come si può costatare la tematica è complessa e delicata dagli sviluppi giuridici economici molto rilevanti ed importanti.

Tanto premesso, si raccomanda ai lavoratori che hanno titolo, di presentare immediatamente e sempre la richiesta di riscatto e prima di prendere una decisione sull’accettazione o meno della determinazione dell’Istituto Previdenziale (90 giorni dalla notifica), di analizzare compiutamente e attentamente, possibilmente con un esperto “neutrale” l’effetto che l’operazione comporta, con dati alla mano, sulla propria pensione di domani.

Bisogna operare una scelta ragionata e consapevole e non “ cadere “ nei meandri del pressappochismo, della superficialità, del sentito dire…. costa troppo… non conviene…

 

Non di meno bisogna guardarsi da chi propone di affidare l’equivalente capitale alla Previdenza Complementare che vuol dire investire nei mercati finanziari senza porre adeguatamente l’accento sulla rischiosità del sistema, sui costi, e sull’aleatorietà del rendimento.

 

 

Giuliano Coan

Docente e consulente in diritto    previdenziale                                                                                                 

 

 

Maggio 2016

 

 

LEGGE DI STABILITA’ 2015 - INPS Circ.74/2015 norme applicative (di G. Coan)

IL TETTO DELLE  PENSIONI 

            LEGGE DI STABILITA’ 2015 -  INPS Circ.74/2015 norme applicative

In questi giorni l’Inps sta procedendo ai nuovi calcoli per la riliquidazione delle pensioni in applicazione a  quanto previsto dalla legge di stabilità 2015.

Di cosa si tratta

Il comma 707 della predetta legge stabilisce che "l’importo complessivo del trattamento   pensionistico liquidato con le regole vigenti dal 1° gennaio 2012 non può eccedere quello che sarebbe stato liquidato con l'applicazione delle regole di calcolo vigenti prima della riforma Fornero computando, ai fini della determinazione della misura del trattamento, l’anzianità contributiva necessaria per il conseguimento del diritto alla prestazione, integrata da quella eventualmente maturata fra la data di conseguimento del diritto e la data di decorrenza del primo periodo utile per la corresponsione della prestazione stessa".

Sono interessati i lavoratori che fanno valere almeno 18 anni di contribuzione al 31.12.1995 e che, quindi per effetto della Riforma Fornero, vedono l'assegno determinato con il sistema retributivo sino al 31 dicembre 2011 e contributivo sulle anzianità contributive maturate dal 1° gennaio 2012.

 Per effetto dell'introduzione del sistema contributivo dal 1° gennaio 2012, è previsto un trattamento pensionistico più vantaggioso rispetto a quello calcolato con le vecchie regole del sistema retributivo. Infatti, grazie al sistema contributivo, con riferimento alle anzianità maturate a decorrere dal 1° gennaio 2012, i lavoratori che già avevano un'anzianità contributiva elevata, o avevano già raggiunto i 40 anni di contributi alla fine del 2011, riescono a valorizzare anche gli anni eccedenti, maturando un trattamento superiore a quello che sarebbe stato loro corrisposto con le vecchie regole.

In pratica questa norma impatterà sui lavoratori con carriere lavorative rilevanti ma anche su quelli che avevano una carriera discreta che restavano in servizio proprio per migliorare l’assegno.

Si tratta soprattutto di magistrati, professori universitari e alte cariche dello stato che lasciano il servizio a 70 anni dopo oltre 40 anni di contributi versati.

Nel retributivo, infatti, il coefficiente di rendimento si bloccava in corrispondenza del quarantesimo anno assicurativo e quindi tutto ciò che andava oltre, tranne l'eventuale beneficio di incrementare la pensione per effetto dell'aumento delle retribuzioni medie pensionabili, era ininfluente. Per effetto dell’incentivo introdotto dalla riforma Monti Fornero, che favoriva la permanenza in servizio, perché dall’altra contestualmente procurava anche un risparmio consistente di spesa pensionistica e quindi a fini dell'importo della pensione questi lavoratori hanno potuto valorizzare anche i contributi versati dal 2012 in poi.

In sostanza si elimina l’incentivo introdotto dalla riforma Fornero, la cosiddetta quota C per chi ha lavorato anche oltre l’età “ordinaria”.

Per determinare il tetto, l’Inps effettua un doppio conteggio: prima individua  l'importo del trattamento che dovrebbe essere corrisposto con le regole attuali, retributivo sino al 2011 e contributivo dal 2012; e verifica l'importo, per così dire "virtuale", dell'assegno che sarebbe stato conseguito applicando interamente il criterio retributivo anche alle quote di anzianità maturate dopo il 2011.

L'importo minore tra il confronto dei due sistemi sarà quello messo in pagamento. In pratica se il valore dell'assegno determinato con le regole attuali sarà inferiore a quello determinato con le regole retributive, l'assegno non subirà alcuna penalità, in caso contrario dovrà essere messo in pagamento l'importo determinato con il secondo sistema di calcolo.

Il doppio calcolo si applica non solo ai trattamenti pensionistici che hanno decorrenza successiva al 2014, ma anche a quelli già liquidati in precedenza, con effetto dal 2015. I pensionati che sono usciti dal mondo del lavoro nel periodo 01.01.2012 al 31.12.2014 il cui trattamento pensionistico ha visto l'applicazione delle regole della riforma Fornero, dal 1° gennaio 2015 si vedranno ridurre l'importo dell'assegno.

Considerazioni finali

Al di là degli errori, che sicuramente accadranno tenuto conto della complessità dei calcoli e della gestione delle pratiche medesime, tale nuova norma pone problemi d’incostituzionalità perché va a intaccare i c.d. “diritti acquisiti” fino ad ora sempre rispettati nell’ordinamento Italiano.

I diritti acquisiti ed immutabili trovano fondamento nell’art. 25, comma 2 della Costituzione, in ragione dell’efficacia della disposizione di legge nel tempo (tempus regit actum), ossia ogni atto va valutato secondo la norma vigente al momento in cui si verifica e dunque investe il principio di irretroattività. Ordinariamente la legge dispone per il futuro: l’abolizione dei diritti acquisiti costituirebbe un pericolosissimo precedente. Nella fattispecie pensionistica, una volta travolto il principio, si può ad libitum, a piacere, azzerare qualsiasi diritto.

Non può essere che uno si svegli improvvisamente e proponga, ad esempio, un taglio del 50% di tutte le pensioni in essere, escluse magari quelle dei parlamentari.

Saranno i giudici a decretare se questa novella sia da considerare o no Costituzionale.

 

Aprile 2016

Giuliano Coan              

  Consulente in diritto previdenziale e   docente in materia -Autore di studi e pubblicazioni

Lavoratori cessati negli anni 2012 – 2013 -2014. con un’età anagrafica inferiore ai 62 anni (di G. Coan)

             Lavoratori cessati negli anni 2012 – 2013 -2014.

                 con un’età anagrafica inferiore ai 62 anni

                       Novità sulle penalizzazioni

Con circolare 45/2016 pubblicata il 29 febbraio l'Inps riporta le novità contenute nella recente legge di stabilità in materia pensionistica e tratta la tematica delle penalizzazioni per i lavoratori e le lavoratrici che sono usciti tra il 2012 ed il 2014 con la pensione anticipata e con un'età anagrafica inferiore ai 62 anni e che, pertanto, hanno visto l'applicazione della riduzione dell'1-2% sulle quote retributive dell'assegno per ogni anno di anticipo rispetto alla suddetta età.

L'Inps ricorda che il comma 299 dell’articolo 1 della legge 28 dicembre 2015, n. 208 estende l’applicazione di tale norma ai trattamenti pensionistici anticipati aventi decorrenza negli anni 2012, 2013 e 2014, al fine di escludere anche per essi le sopra indicate penalizzazioni, esclusivamente con riferimento ai ratei di pensione corrisposti a decorrere dal 1° gennaio 2016.

In ragione della decorrenza della norma, la ricostituzione pensionistica avverrà senza riconoscimento di interessi o arretrati per i ratei concernenti periodi precedenti alla data del 1° gennaio 2016.

Poco chiare sono le norme applicative della disposizione. L'istituto si limita a precisare che sono confermate, ove compatibili, le istruzioni applicative già fornite con messaggio inps 5280/2014 e con la Circolare Inps 74/2015.

Allora gli interessati cosa devono fare :

A - controllare la determinazione Inps della pensione. Se non riscontrano nessun taglio vuol dire che l’anzianità contributiva è stata definita solo da prestazione effettiva di lavoro, servizio militare, astensione obbligatoria per maternità, infortunio, malattia e cassa integrazione guadagni ordinaria, riscatto ex art.13 legge 1338/62 finalizzata alla costituzione della rendita vitalizia poiché trattasi di contribuzione per la quale è stata accertata lo svolgimento di attività lavorativa. Il Dl 101/213 ha incluso anche i contributi figurativi per donazioni di sangue e congedo parentale. La legge di stabilità 2014, infine, ha aggiunto i congedi e i permessi concessi ai sensi dell’articolo trentatré della legge 5 febbraio 1992, n. 104. Pertanto non devono fare nulla.

Bse invece la determinazione riporta la riduzione, presentino immediatamente istanza alla sede competente Inps per la riliquidazione della pensione volta a ottenere la depenalizzazione dell'assegno a partire dai ratei maturati successivamente al 1° gennaio 2016.

Marzo 2016   

Giuliano Coan

 

Docente e consulente in diritto previdenziale                                                                                                 Autore di pubblicazioni in materia