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L'ASSALTO DISORDINATO ALLA RIFORMA DELLE PENSIONI (di G. COAN)

L’ASSALTO DISORDINATO ALLA RIFORMA

                          DELLE PENSIONI

                                             di

                                    *giuliano coan                    

Sono trascorsi oltre 2 anni e mezzo dall’entrata in vigore della riforma Monti-Fornero peraltro, approvata da tutte le forze politiche. Da allora è cresciuto giorno dopo giorno le proteste creando un partito trasversale fortissimo. Gli esponenti di questo super partito non si lasciano sfuggire nessuna occasione parlamentare utile per introdurre una deroga, una nuova tutela o un provvedimento ad hoc generando incertezze, illusioni e disorientamento tra i dipendenti. Le maggiori penalizzazioni sono state subite dai lavoratori di quota 96 (mix di età anagrafica e anni di contributi) che avrebbero conseguito il diritto al pensionamento nel corso dell’anno solare 2012. A costoro si aggiungono gli “esodati” che si sono visti allungare considerevolmente i tempi di attesa. Si doveva piuttosto, procedere congiuntamente a una correzione della riforma pianificando una soluzione strutturale per pensionamenti volontari flessibili ovviamente compatibili con la tenuta dei conti e capace di chiudere il capitolo previdenziale per un lungo periodo. Si prospettano novità con la legge di stabilità 2015. Staremo a vedere.

Intanto, è stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale la legge 114 di conversione del Dl 90/2014 in vigore dal 19 agosto 2014, che conferma, tra le altre cose, l’abrogazione del trattenimento in servizio e la risoluzione unilaterale del rapporto di lavoro al raggiungimento dell’anzianità contributiva richiesta per il pensionamento anticipato.

Con il venir meno dell’art.16 del Dlgs 503/1992, le amministrazioni dovranno risolvere il rapporto di lavoro con il dipendente che ha raggiunto i 65 anni e ha acquisito il diritto a pensione entro il 31.12.2011. La prosecuzione del rapporto di lavoro fino ai nuovi limiti anagrafici (66 anni3 mesi) è ammessa solo per far sì che l’interessato acquisisca la pensione qualora a 65 anni non risulti perfezionato alcun diritto.

Le amministrazioni possono altresì, risolvere il rapporto di lavoro con i dipendenti che hanno raggiunto i requisiti per la pensione anticipata:41 anni e sei mesi di contributi per le donne e 42 anni e sei mesi per gli uomini. In ogni caso il recesso non potrà avvenire prima dei 62 anni del dipendente per evitare riduzioni rispetto all’assegno per quanti accedono al pensionamento prima di questa soglia.

*Consulente in diritto previdenziale e docente in materia. Autore di studi e pubblicazioni.

agosto 2014

LA FINE DEL TRATTAMENTO IN SERVIZIO E IL PENSIONAMENTO FORZOSO PER IL PERSONALE SCOLASTICO di G. Coan

  

   La fine del trattenimento in servizio e il pensionamento forzoso

                      per il personale scolastico

                               di

                                         giuliano coan

Il decreto-legge 24 giugno 2014, n. 90 pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale serie Generale n. 144 del 24.6.2014 mette fine all’istituto del trattenimento in servizio che permetteva ai dipendenti pubblici di rimanere a lavoro per altri due anni anche una volta raggiunti i requisiti per il pensionamento di vecchiaia. Ebbene, questa possibilità è cancellata e i «trattenimenti in servizio in essere alla data di entrata in vigore del presente decreto sono fatti salvi fino al 31 ottobre 2014 o fino alla loro scadenza se prevista in data anteriore».

Un’altra novità, peraltro già operativa, del citato provvedimento riguarda la possibilità della Pubblica amministrazione di risolvere unilateralmente il rapporto di lavoro al raggiungimento alla massima anzianità contributiva del dipendente per la pensione anticipata (41 anni e 6 mesi di contributi per le donne, 42 anni e 6 mesi per gli uomini). La norma non può essere utilizzata nel caso il dipendente abbia meno di 62 anni e, dunque, sia soggetto alla penalizzazione.

Sono stati posti dei limiti invalicabili attraverso anacronistici provvedimenti in nome del “ricambio generazionale”.

In materia previdenziale tante volte la politica economica è stata contraddittoria e paradossale, se non schizofrenica e gli ultimi fatti ne forniscono un’ulteriore prova. Mentre s’innalza decisamente l’età per andare in pensione, si allontanano d’autorità, lavoratori che non sono interessati momentaneamente al pensionamento, che dovrebbero, invero, essere incentivati a rimanere in servizio e premiati, perché oltre a rappresentare indiscutibilmente una ricchezza di esperienza e professionalità, contribuiscono al risparmio effettivo sulla spesa pensionistica.

Invece, si manda a casa coattivamente chi vorrebbe restare e si obbliga – altrettanto coattivamente – a rimanere al lavoro chi vuole andare. Un esempio: chi è nato nel 1952 ed era sul punto di maturare il diritto a pensione è obbligato a restare in servizio altri 5/6 anni per riguadagnare quella possibilità da cui lo separavano solo pochi mesi.

Da una parte, si “utilizza” impropriamente la previdenza per “smagrire” la pubblica Amministrazione paventando un ipotetico ricambio generazionale, ma, così facendo, si fa lievitare la spesa previdenziale. Per rimediare, s’innalza l’età pensionabile di tutti gli altri. La “risoluzione forzosa” poi corrisponde ad un vero e proprio licenziamento che compromette gravemente la libertà di scelta del dipendente .

Si è persa, invece, un’altra occasione per pianificare un sistema flessibile e graduale di uscite su base volontaria.

Poteva rivelarsi un’importante operazione di riduzione della spesa delle pensioni che invece continua inesorabilmente a crescere.

Le risorse così liberate si sarebbero potute dirottare su interventi a favore dell’inserimento lavorativo delle giovani generazioni. Un serpente che si morde la coda. Così facendo i conti pensionistici non torneranno mai, mentre il lavoratore continuerà a pagarne le spese!

Luglio 2014                                                                                                  

TFR E TFS PER IL PERSONALE DELLA SCUOLA di G. Coan

Tfr e Tfs per il personale della Scuola

Si sintetizzano le nuove regole in materia di pagamento rateale e di termini di erogazione dei Tfs (buonuscita) e dei Tfr, che riguardano il personale scolastico e dell'Alta formazione artistica e musicale peraltro riepilogate dall’Inps con la circolare n. 73 del 5/06/2014.

Il personale scolastico e delle istituzioni di alta formazione artistica e specializzazione musicale (AFAM) che ha maturato i requisiti per il pensionamento entro il 31 dicembre 2011; quando cesserà dal servizio se è ancora in servizio, i termini rimangono i seguenti:

105 giorni per le cessazioni dal servizio per inabilità, decesso, limiti di età o di servizio previsti dagli ordinamenti di appartenenza (comprese le cessazioni per limiti di età o raggiungimento della massima anzianità contributiva a fini pensionistici, e per le cessazioni dal servizio conseguenti all’estinzione del rapporto di lavoro a tempo determinato per raggiungimento del termine finale fissato nel relativo contratto di lavoro;

6 mesi per dimissioni e cause diverse.  

Le indennità di fine servizio e di fine rapporto sono così corrisposte:

• in un unico importo annuale se l’ammontare complessivo della prestazione, al lordo delle relative trattenute fiscali, è pari o inferiore a 90.000 euro;

• in due importi annuali se l’ammontare complessivo della prestazione, al lordo delle relative trattenute fiscali, è superiore a 90.000 euro ma inferiore a 150.000 euro; in tal caso il primo importo annuale è pari a 90.000 euro e il secondo importo annuale è pari all’ammontare residuo;

• in tre importi annuali se l’ammontare complessivo della prestazione, al lordo delle relative trattenute fiscali, è uguale o superiore a 150.000 euro; in tal caso il primo importo annuale è pari a 90.000 euro, il secondo importo annuale è pari a 60.000 euro e il terzo importo annuale è pari all’ammontare residuo.

Personale che ha maturato il diritto a pensione dopo il 31 dicembre 2011 ed entro il 31 dicembre 2013.

Termine di pagamento entro 105 giorni dalla cessazione dal servizio per inabilità o per decesso.

Termine di 12 mesi dalla cessazione del rapporto di lavoro quando questa è avvenuta per:

• raggiungimento dei limiti di età; a questo proposito si rileva che rientrano tra le cessazioni per limiti di età i collocamenti a riposo d’ufficio disposti dalle amministrazioni al raggiungimento del limite di età ordinamentale (65 anni per la maggior parte dei dipendenti pubblici), non modificato dall’elevazione dei requisiti anagrafici previsti per la pensione di vecchiaia

• cessazioni dal servizio conseguenti all’estinzione del rapporto di lavoro a tempo determinato per raggiungimento del termine finale fissato nel relativo contratto di lavoro;

• cessazione dal servizio a seguito di risoluzione unilaterale del rapporto di lavoro.

Termine di 24 mesi

• per dimissioni volontarie, con o senza diritto a pensione anticipata;

• per recesso da parte del datore di lavoro (licenziamento, destituzione dall’impiego etc.)

Ai dipendenti che vanno in pensione dal 1° gennaio 2014 e che maturano i requisiti per il pensionamento dalla stessa data, i trattamenti di fine servizio e fine rapporto, fermo restando i termini di pagamento, sono così corrisposti:

• in unica soluzione se d’importo pari o inferiore a 50.000 euro;

• in due o tre rate annuali, se di ammontare superiore a 50.000 euro a seconda che l’importo complessivo superi i 50.000 euro, ma sia inferiore a 100.000 (in tal caso le rate sono due: 50.000 la prima e la parte eccedente la seconda) ovvero sia pari o superiore a 100.000 euro (e in tal caso le rate sono tre: 50.000 la prima; 50.000 la seconda e la parte eccedente i 100.000 la terza).

 

Giugno 2014                                         Giuliano Coan

                                           Docente e consulente in diritto previdenziale

                                                                 Autore di pubblicazioni in materia

ILCALVARIO DEL PENSIONATO DELLA SCUOLA (di G. Coan)

                                                 IL CALVARIO DEL PENSIONATO DELLA SCUOLA

E' ormai consolidata la consuetudine che le informazioni fornite al cittadino-utente dalle pubbliche amministrazioni siano sempre piuttosto carenti.

E chi come lo scrivente s’interessa di previdenza, avrebbe molto da dire. La legge 241/90, nota anche come legge sulla trasparenza, stabilisce che il cittadino deve essere ragguagliato e fatto partecipe del procedimento amministrativo che lo riguarda. Sono informazioni obbligatorie e necessarie per tutelare i propri interessi che invece l'amministrazione pubblica, nella maggiore parte dei casi, non fornisce.

L'INPDAP calcola le pensioni del personale della scuola non in conformità a un suo archivio, ma con i parametri retributivi e di anzianità comunicati e controllati dall'Amministrazione Scolastica.

Nel periodo giugno/luglio, l'ufficio preposto trasmette per via telematica un prospetto contenente tutti i dati del dipendente necessari per il calcolo della pensione e della buonuscita. Questi documenti sono indispensabili per un controllo incrociato tra la pensione corrisposta, la buonuscita e la retribuzione spettante.

Alcuni uffici provinciali li inviano in copia al pensionando. Molti invece si dimenticano o non lo fanno, ma si affrettano a inviarli se il pensionando lo chiede a mezzo raccomandata ai sensi della legge 241/90 o li va a ritirare personalmente. Tanto vale per l’Inps ex Inpdap che deve notificare all’interessato le conseguenti determinazioni.

Sono documenti necessari per controllare la propria pensione e buonuscita. Senza questi documenti, chi sospetta che la propria pensione o buonuscita non siano esatte, non sa se deve rivolgersi all'USP o all’Inps ex INPDAP, per cui rischia, prima di venirne a capo, di essere palleggiato dall’uno e dall’altro per ottenere un sacrosanto diritto.

Statisticamente, si riscontra, infine, un’altissima percentuale di errore sulla trattazione delle stesse pratiche previdenziali e sul calcolo della pensione. Ogni 10 pratiche controllate 7 riportano indeterminatezze, e talvolta si deve intraprendere un’azione legale per vedere riconosciuti i propri diritti.

Giugno 2014

Giuliano Coan

Docente e consulente in diritto previdenziale

Autore di pubblicazioni in materia

PERSONALE SCOLASTICO CESSATO DAL SERVIZIO IL 31.08.2011 e 31.08.2012 di G. Coan

Personale scolastico cessato dal servizio il 31.08.2011 e 31.08.2012.

La legge n. 228 del 24/12/2012 (Legge di stabilità) ai commi dal 98 al 101 accoglie il decreto legge n. 185 del 29/10/2012 col quale si abrogava la norma che aveva modificato il calcolo della buonuscita dall’1/1/2011.

La buonuscita pertanto sarà di nuovo calcolata con la vecchia normativa ed è ripristinata con decorrenza 1/1/2011.

Sono interessate tutte le buonuscite corrisposte al personale scolastico cessato negli anni 2011 e 2012 dall’Inps ex gestione Inpdap perché sono fondate su un calcolo provvisorio al 31.12.2010, poiché la procedura non poteva essere aggiornata in tempo utile.

L'Ente corrisponde la buonuscita maturata al 31/12/2010, in seguito il calcolo sarà rifatto entro un anno con l'anzianità utile maturata alla cessazione e sarà corrisposto il conguaglio.

La legge di stabilità 2013, al fine di superare l'incostituzionalità della trattenuta contributiva del 2,50% operata ai pubblici dipendenti, riporta il calcolo della buonuscita alle norme vigenti al 31/12/2010, in altre parole quota unica basata su tutta l'anzianità maturata e sullo stipendio in godimento alla cessazione.

Pertanto,cosa si deve fare? Tutte le liquidazioni del personale scolastico cessato nel biennio in questione devono essere controllate. Il personale interessato si presenterà all’incontro con il consulente per un controllo incrociato, con la copia del mod. PL1 trasmesso dall’Ust all’Inps ex gestione INPDAP, la determinazione pervenuta dall’ente citato e un cedolino stipendiale.

Marzo 2014

Giuliano coan

Consulente in diritto previdenziale e docente in materia. Autore di studi e pubblicazioni