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PENSIONE: RITIRARSI PRIMA DEI 62 ANNI di G. COAN

LA PENALIZZAZIONE SULLA PENSIONE A CHI SI RITIRA PRIMA DEI 62 ANNI

Un po’ di chiarezza di *giuliano coan 

E’ necessario fare chiarezza sulla grande confusione che aleggia attorno a questa problematica e sulle imprecisioni circolate sul web, sulla stampa e che hanno creato apprensione e disorientamento nelle persone interessate.

A seguito della riforma previdenziale Monti- Fornero, qualora si abbiano i requisiti contributivi richiesti, è consentito andare in pensione anticipata ma con una riduzione dell’assegno se il lavoratore ha un’età inferiore a 62 anni.

Sono interessati solo ed esclusivamente quei lavoratori che accedono alla pensione anticipata indipendentemente dall’età anagrafica e che maturano il diritto dopo il 31.12.2011.-

I requisiti, dal 2013, sono pari a 41 anni e 5 mesi per le donne e 42 anni e 5 mesi per gli uomini ma saranno ulteriormente incrementati dal 2014 di un altro mese.

La decurtazione è applicata sul montante retributivo (quota A e quota B) ed è pari a un punto percentuale per ogni anno di anticipo nell’accesso al pensionamento rispetto all’età di 62 anni e tale riduzione è elevata a due punti percentuali per ogni successivo anno di anticipo rispetto ai 60 anni di età. (es. 58 anni di età la decurtazione è del 6%).

L’eccezione sulla anzianità contributiva

Il decreto legge 216/2011 ha previsto un’eccezione al taglio dell’assegno per chi matura i requisiti contributivi entro il 2017.

Nessun taglio, se l’anzianità contributiva è determinata solo da prestazione effettiva di lavoro, servizio militare, astensione obbligatoria per maternità, infortunio, malattia e cassa integrazione guadagni ordinaria, riscatto ex art.13 legge 1338/62 finalizzata alla costituzione della rendita vitalizia poiché trattasi di contribuzione per la quale è stata accertato lo svolgimento di attività lavorativa. Il Dl 101/213 ha incluso anche i contributi figurativi per donazioni di sangue e congedo parentale.

Sono esclusi, ancorché utili a tutti gli effetti per il diritto e la misura della pensione,

- i permessi legge 104/1992 per un massimo di 24 mesi anche se usufruiti saltuariamente

- il riscatto:

- della decorrenza giuridica,

- dei periodi di studio

- di taluni periodi non lavorati

- del congedo straordinario per gravi motivi familiari

Circolano, altresì, delle informative secondo le quali i periodi di assenza per la legge 104/92 non sono utili per maturare la pensione anticipata.

La notizia è priva di fondamento e non corrisponde alla normativa vigente.

Probabilmente l'equivoco nasce dal fatto che la penalizzazione per chi matura la pensione anticipata e cessa dal servizio prima di aver compiuto i 62 anni a chi presenta, nell'anzianità contributiva utile per maturare i requisiti, periodi non corrispondenti a effettivo lavoro.

Non poter utilizzare questi periodi, pertanto, riguarda l'applicazione o meno della penalizzazione, non certo il raggiungimento dei requisiti per la pensione

*Consulente in diritto previdenziale  e docente in materia. Autore di studi e pubblicazioni

Novembre 2013

Incontri per consulenza con Giuliano Coan - 4 e 5 dicembre 2013

 

consulenza

Incontri per consulenza con Giuliano Coan - 4 e 5 dicembre 2013

L’Anp provinciale di Cosenza ha organizzato per i soci incontri per la consulenza ad personam con il dott. Giuliano Coan, consulente in diritto previdenziale e docente in materia.

Tali incontri si terranno nel pomeriggio del 4 dicembre 2013, alle ore 17.30, e nella mattinata del 5 dicembre, dalle ore 9.00 alle ore 13.30, presso l’I.I.S. “Pezzullo” di Cosenza.

La consulenza, da effettuarsi in presenza, per un confronto immediato, completo ed approfondito con la persona interessata, sarà indipendente e neutrale, ossia effettuata mantenendo un punto di vista tecnico-normativo ed economico che consenta al singolo lavoratore di:

-          analizzare e controllare in modo oggettivo la propria copertura previdenziale e tutte le prestazioni Inpdap (Pensione, Tfs, Tfr, Attività Creditizia e Sociale) - ricostruire la posizione assicurativa.

-          valutare la convenienza del riscatto e della ricongiunzione/totalizzazione di periodi e/o servizi scegliere liberamente e consapevolmente, senza influenze o condizionamenti di parte, l’adesione alla previdenza complementare (Fondo Espero) (Sirio) (Perseo) ed ogni altra forma di previdenza integrativa.

NON C'E' PACE SUL TRATTAMENTO PENSIONISTICO... DI G. COAN

Non c’è pace sul trattamento pensionistico

I nuovi limiti di età della riforma Fornero non contano

di *giuliano coan

La sentenza del Tar del Lazio 2446/2013 aveva annullato la circolare n.2/2012 del Dipartimento della Funzione Pubblica –unitamente all’Inps messaggio 8381/2012- nella parte in cui prevedeva il collocamento a riposo d’ufficio al compimento del 65esimo anno di età nei confronti di quei dipendenti che entro il 31.12.2011 erano già in possesso dei requisiti prescritti per l’accesso a un trattamento pensionistico diverso dalla pensione di vecchiaia.

Il dipendente che voleva essere mantenuto in servizio oltre i limiti ordinamentali vigenti, ancorché avesse già maturato entro il 31.12.2011 un diritto a pensione di anzianità con oltre 40 anni di contributi, la citata sentenza sanciva la possibilità di optare per i più elevati nuovi requisiti pensionistici introdotti dalla riforma Monti-Fornero. Era riconosciuto in pratica il diritto a rimanere al lavoro fino al conseguimento dei nuovi requisiti per accedere al trattamento di vecchiaia.

Il Dl 101/2013 entrato in vigore il 1° settembre 2013 stabilisce perentoriamente che il conseguimento da parte di un lavoratore delle pubbliche amministrazioni di un qualsiasi diritto a pensione entro il 31.12.2011 comporta obbligatoriamente l’applicazione del regime d’accesso e delle decorrenze previgente la riforma Fornero. In altri termini, il possesso del diritto entro il 2011 ancorché non esercitato dall’interessato, comporterà l’obbligo in capo all’Amministrazione di procedere al pensionamento forzoso, di norma al compimento del 65esimo anno di età o al raggiungimento dell’anzianità massima contributiva di 40 anni. Inoltre, statuisce che la prosecuzione dell’attività lavorativa nella Pubblica Amministrazione deve restare nell’ambito del limite ordinamentale previsto dai singoli settori di appartenenza per il collocamento a riposo d’ufficio e non deve essere modificato dall’elevazione dei requisiti anagrafici previsti per la pensione di vecchiaia e costituisce il limite non superabile, salvo l’eventuale biennio di trattenimento di cui al decreto legislativo 503/1992.

Da una prima analisi sembra comunque che il nuovo Dl non ponga fine alla querelle perché serpeggiano ancora elementi d’incostituzionalità.

Settembre 2013

*consulente in diritto previdenziale e docente in materia. Autore di studi e pubblicazioni

NOVITA' PREVIDENZIALI PER POCHI NELLA SCUOLA DI G. COAN

Novità Previdenziale per pochi nella scuola

La pensione per il personale docente in esubero nell’anno scolastico 2013-2014

Arriva la pensione anticipata per i docenti in soprannumero che hanno maturato i requisiti per il ritiro entro il 31 agosto 2012.

Il personale docente che non è “ proficuamente utilizzato” nell’anno scolastico 2013-2014 dopo la riorganizzazione prevista delle dotazioni organiche, potrà accedere alla pensione dall’1/9/2013.

Come indicato nel decreto legge 95/12 convertito nella legge n.135 del 15 agosto 2012 (Spending review), può presentare la domanda di cessazione il personale in esubero che ha maturato i requisiti anagrafici e/o contributivi vigenti prima della riforma Fornero, edentro il 31/8/2012:

vecchiaia uomini: anni 65

vecchiaia donne: anni 61

anzianità indipendentemente dall'età: 40 anni

pensione di anzianità: quota 96 con minimo di 60 anni e di 35 di anzianità

La recente circolare del MIUR n. 8719 del 5/9/2013 stabilisce che il personale in questione, può presentare domanda di cessazione dal servizio entro il 30 settembre 2013.

La liquidazione del trattamento di fine rapporto comunque denominato sarà erogata dopo 6 mesi dalla cessazione.

 

settembre 2013

giuliano coan consulente in diritto previdenziale e docente in materia. Autore di studi e pubblicazioni

Il pensionamento coatto per limiti di età di G. COAN

Il Tar del Lazio mette un po’ di ordine sulla schizofrenia previdenziale

Il pensionamento coatto per limiti di età

di

*giuliano coan

La legge 214/2011 – riforma Monti Fornero - ha stabilito i nuovi limiti per il diritto alla pensione di vecchiaia in 66 anni per il 2012 e in 66 anni e tre mesi per il 2013.

La circolare della Funzione Pubblica n.2 del’8 marzo 2012, suffragata anche dai recenti pareri della medesima Funzione pubblica nn. 13264/2013 - 315888/2013 prevedeva il collocamento a riposo coatto al compimento del 65esimo anno di età nei confronti di quei dipendenti che entro il 2011 erano già in possesso della massima anzianità contributiva, o comunque dei requisiti prescritti per l’accesso a un trattamento pensionistico diverso dalla pensione di vecchiaia. Tale circolare, inoltre, era stata condivisa con i Ministeri del Lavoro, dell’Economia e con lo stesso Inps.

Il Tar del Lazio con la sentenza 2446/2013 ha annullato parte della predetta circolare che riguarda le regole per il pensionamento coatto per limiti di età.

In pratica, a seguito della sentenza, l’amministrazione pubblica non potrà più procedere al collocamento a riposo d’ufficio del dipendente al compimento del limite ordinamentale di 65 anni compiuti dopo il 1° gennaio 2012, contro la volontà dello stesso, ancorché abbia maturato il diritto al pensionamento entro il 31.12.2011. È riconosciuto pertanto il diritto a rimanere in servizio fino al conseguimento dei nuovi requisiti di cui in premessa per accedere al trattamento di vecchiaia. (Salvo l’eventuale biennio di trattenimento di cui al decreto legislativo 503/1992.)

E’ accaduto che il ministero della Giustizia aveva collocato a riposo d’ufficio un proprio dipendente per raggiunti limiti di età che già nel 2011 faceva valere oltre 40 anni di contribuzione dando seguito a quanto previsto dalle disposizioni ministeriali. I giudici amministrativi hanno disposto che i nuovi requisiti anagrafici per la pensione di vecchiaia previsti dalla riforma Fornero trovano applicazione a coloro che alla data del 31.12.2011 avevano maturato i requisiti per la pensione di anzianità ma non quelli per la pensione di vecchiaia.

La riforma previdenziale nella pubblica amministrazione in definitiva non può essere utilizzata per mandare in pensione di vecchiaia tutti quelli che hanno raggiunto i 65 anni. E’ una sentenza annunciata che conferma quanto si andava più volte sostenere da diverso tempo. E’ anche in piena sintonia con il pensiero dello scrivente sin dal sorgere della legge capestro la 133/08 e succ. modificazioni e integrazioni, che prevede il pensionamento forzato. Si è sempre avvalorato, oltretutto, che trattasi di una violazione del diritto del lavoratore che si vede peraltro calpestata la libertà di scelta e peraltro a carico della spesa pensionistica.

 

27 giugno 2013

*consulente in diritto previdenziale e docente in materia. Autore di studi e pubblicazioni