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Incontri per consulenza con Giuliano Coan - 4 e 5 dicembre 2013

 

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Incontri per consulenza con Giuliano Coan - 4 e 5 dicembre 2013

L’Anp provinciale di Cosenza ha organizzato per i soci incontri per la consulenza ad personam con il dott. Giuliano Coan, consulente in diritto previdenziale e docente in materia.

Tali incontri si terranno nel pomeriggio del 4 dicembre 2013, alle ore 17.30, e nella mattinata del 5 dicembre, dalle ore 9.00 alle ore 13.30, presso l’I.I.S. “Pezzullo” di Cosenza.

La consulenza, da effettuarsi in presenza, per un confronto immediato, completo ed approfondito con la persona interessata, sarà indipendente e neutrale, ossia effettuata mantenendo un punto di vista tecnico-normativo ed economico che consenta al singolo lavoratore di:

-          analizzare e controllare in modo oggettivo la propria copertura previdenziale e tutte le prestazioni Inpdap (Pensione, Tfs, Tfr, Attività Creditizia e Sociale) - ricostruire la posizione assicurativa.

-          valutare la convenienza del riscatto e della ricongiunzione/totalizzazione di periodi e/o servizi scegliere liberamente e consapevolmente, senza influenze o condizionamenti di parte, l’adesione alla previdenza complementare (Fondo Espero) (Sirio) (Perseo) ed ogni altra forma di previdenza integrativa.

NON C'E' PACE SUL TRATTAMENTO PENSIONISTICO... DI G. COAN

Non c’è pace sul trattamento pensionistico

I nuovi limiti di età della riforma Fornero non contano

di *giuliano coan

La sentenza del Tar del Lazio 2446/2013 aveva annullato la circolare n.2/2012 del Dipartimento della Funzione Pubblica –unitamente all’Inps messaggio 8381/2012- nella parte in cui prevedeva il collocamento a riposo d’ufficio al compimento del 65esimo anno di età nei confronti di quei dipendenti che entro il 31.12.2011 erano già in possesso dei requisiti prescritti per l’accesso a un trattamento pensionistico diverso dalla pensione di vecchiaia.

Il dipendente che voleva essere mantenuto in servizio oltre i limiti ordinamentali vigenti, ancorché avesse già maturato entro il 31.12.2011 un diritto a pensione di anzianità con oltre 40 anni di contributi, la citata sentenza sanciva la possibilità di optare per i più elevati nuovi requisiti pensionistici introdotti dalla riforma Monti-Fornero. Era riconosciuto in pratica il diritto a rimanere al lavoro fino al conseguimento dei nuovi requisiti per accedere al trattamento di vecchiaia.

Il Dl 101/2013 entrato in vigore il 1° settembre 2013 stabilisce perentoriamente che il conseguimento da parte di un lavoratore delle pubbliche amministrazioni di un qualsiasi diritto a pensione entro il 31.12.2011 comporta obbligatoriamente l’applicazione del regime d’accesso e delle decorrenze previgente la riforma Fornero. In altri termini, il possesso del diritto entro il 2011 ancorché non esercitato dall’interessato, comporterà l’obbligo in capo all’Amministrazione di procedere al pensionamento forzoso, di norma al compimento del 65esimo anno di età o al raggiungimento dell’anzianità massima contributiva di 40 anni. Inoltre, statuisce che la prosecuzione dell’attività lavorativa nella Pubblica Amministrazione deve restare nell’ambito del limite ordinamentale previsto dai singoli settori di appartenenza per il collocamento a riposo d’ufficio e non deve essere modificato dall’elevazione dei requisiti anagrafici previsti per la pensione di vecchiaia e costituisce il limite non superabile, salvo l’eventuale biennio di trattenimento di cui al decreto legislativo 503/1992.

Da una prima analisi sembra comunque che il nuovo Dl non ponga fine alla querelle perché serpeggiano ancora elementi d’incostituzionalità.

Settembre 2013

*consulente in diritto previdenziale e docente in materia. Autore di studi e pubblicazioni

NOVITA' PREVIDENZIALI PER POCHI NELLA SCUOLA DI G. COAN

Novità Previdenziale per pochi nella scuola

La pensione per il personale docente in esubero nell’anno scolastico 2013-2014

Arriva la pensione anticipata per i docenti in soprannumero che hanno maturato i requisiti per il ritiro entro il 31 agosto 2012.

Il personale docente che non è “ proficuamente utilizzato” nell’anno scolastico 2013-2014 dopo la riorganizzazione prevista delle dotazioni organiche, potrà accedere alla pensione dall’1/9/2013.

Come indicato nel decreto legge 95/12 convertito nella legge n.135 del 15 agosto 2012 (Spending review), può presentare la domanda di cessazione il personale in esubero che ha maturato i requisiti anagrafici e/o contributivi vigenti prima della riforma Fornero, edentro il 31/8/2012:

vecchiaia uomini: anni 65

vecchiaia donne: anni 61

anzianità indipendentemente dall'età: 40 anni

pensione di anzianità: quota 96 con minimo di 60 anni e di 35 di anzianità

La recente circolare del MIUR n. 8719 del 5/9/2013 stabilisce che il personale in questione, può presentare domanda di cessazione dal servizio entro il 30 settembre 2013.

La liquidazione del trattamento di fine rapporto comunque denominato sarà erogata dopo 6 mesi dalla cessazione.

 

settembre 2013

giuliano coan consulente in diritto previdenziale e docente in materia. Autore di studi e pubblicazioni

Il pensionamento coatto per limiti di età di G. COAN

Il Tar del Lazio mette un po’ di ordine sulla schizofrenia previdenziale

Il pensionamento coatto per limiti di età

di

*giuliano coan

La legge 214/2011 – riforma Monti Fornero - ha stabilito i nuovi limiti per il diritto alla pensione di vecchiaia in 66 anni per il 2012 e in 66 anni e tre mesi per il 2013.

La circolare della Funzione Pubblica n.2 del’8 marzo 2012, suffragata anche dai recenti pareri della medesima Funzione pubblica nn. 13264/2013 - 315888/2013 prevedeva il collocamento a riposo coatto al compimento del 65esimo anno di età nei confronti di quei dipendenti che entro il 2011 erano già in possesso della massima anzianità contributiva, o comunque dei requisiti prescritti per l’accesso a un trattamento pensionistico diverso dalla pensione di vecchiaia. Tale circolare, inoltre, era stata condivisa con i Ministeri del Lavoro, dell’Economia e con lo stesso Inps.

Il Tar del Lazio con la sentenza 2446/2013 ha annullato parte della predetta circolare che riguarda le regole per il pensionamento coatto per limiti di età.

In pratica, a seguito della sentenza, l’amministrazione pubblica non potrà più procedere al collocamento a riposo d’ufficio del dipendente al compimento del limite ordinamentale di 65 anni compiuti dopo il 1° gennaio 2012, contro la volontà dello stesso, ancorché abbia maturato il diritto al pensionamento entro il 31.12.2011. È riconosciuto pertanto il diritto a rimanere in servizio fino al conseguimento dei nuovi requisiti di cui in premessa per accedere al trattamento di vecchiaia. (Salvo l’eventuale biennio di trattenimento di cui al decreto legislativo 503/1992.)

E’ accaduto che il ministero della Giustizia aveva collocato a riposo d’ufficio un proprio dipendente per raggiunti limiti di età che già nel 2011 faceva valere oltre 40 anni di contribuzione dando seguito a quanto previsto dalle disposizioni ministeriali. I giudici amministrativi hanno disposto che i nuovi requisiti anagrafici per la pensione di vecchiaia previsti dalla riforma Fornero trovano applicazione a coloro che alla data del 31.12.2011 avevano maturato i requisiti per la pensione di anzianità ma non quelli per la pensione di vecchiaia.

La riforma previdenziale nella pubblica amministrazione in definitiva non può essere utilizzata per mandare in pensione di vecchiaia tutti quelli che hanno raggiunto i 65 anni. E’ una sentenza annunciata che conferma quanto si andava più volte sostenere da diverso tempo. E’ anche in piena sintonia con il pensiero dello scrivente sin dal sorgere della legge capestro la 133/08 e succ. modificazioni e integrazioni, che prevede il pensionamento forzato. Si è sempre avvalorato, oltretutto, che trattasi di una violazione del diritto del lavoratore che si vede peraltro calpestata la libertà di scelta e peraltro a carico della spesa pensionistica.

 

27 giugno 2013

*consulente in diritto previdenziale e docente in materia. Autore di studi e pubblicazioni

 

Il trattamento di fine rapporto e l’istituzione dei fondi pensione complementari dei pubblici dipendenti di G. Coan

   

Un po' di storia e un po' di chiarezza

 

Nella Gazzetta Ufficiale del 15 maggio 2000, n. 111, è stato pubblicato il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 20 dicembre 1999, titolato "Trattamento di fine rapporto e istituzione dei fondi pensione dei pubblici dipendenti".
La legge 335/1995 ha stabilito che il TFR per il pubblico impiego dovesse essere corrisposto dalle amministrazioni ovvero dagli enti che già provvedevano al pagamento dei trattamenti di fine servizio.
Quanto disposto dalla legge 335/95 è stato poi integrato dalla legge 27 dicembre 1997, n. 449 e dalla legge 23 dicembre 1998 n. 448, collegando l'introduzione del TFR all'avvio della previdenza complementare per il pubblico impiego.
Dette norme stabiliscono che si possa trasformare l'indennità di fine servizio(buonuscita) in TFR al fine di favorire il processo di attuazione della previdenza complementare. Per chi opta in tal senso, una quota della vigente aliquota contributiva relativa all'indennità di fine servizio, pari all'1,5%, è destinata al finanziamento della previdenza complementare.

 

Il ruolo dell'INPDAP e gli effetti sulla contribuzione.

 

In base a quanto disposto dal DPCM, in attuazione di quanto previsto dall'art. 2,
comma 8, L. 335/95, per il personale iscritto all'INPDAP ai fini dell'erogazione dei
trattamenti di fine servizio, il TFR è accantonato figurativamente e liquidato alla
cessazione dal servizio del lavoratore dall'INPDAP stesso.
Pertanto, la gestione del fondo per il trattamento di fine rapporto dei dipendenti
dello Stato, delle aziende di Stato, della scuola, dell'università, della sanità e degli
enti locali è affidata all'INDPAP.
A tal fine è previsto che le Amministrazioni pubbliche continuino a versare in
misura invariata, anche per il personale che abbia optato per il TFR e previdenza complementare o al quale si applica automaticamente la disciplina del TFR, la contribuzione stabilita per il finanziamento delle indennità di fine servizio.
In particolare, il contributo previdenziale a favore dell'INPDAP da parte delle
amministrazioni pubbliche resta fissato per il personale dello Stato nella misura del
9,60% dell'attuale base contributiva per l'indennità di buonuscita di cui al d.P.R.
1032/73. Nonostante il contributo complessivo che le Amministrazioni devono versare resti invariato, per i dipendenti ai quali si applica il TFR è abolito il contributo a carico del lavoratore nella misura del 2,5% della base retributiva prevista dal d.P.R. 1032/73 e la relativa rivalsa da parte del datore di lavoro.

 

Tuttavia il DPCM, ha "sterilizzato"gli effetti di tale abolizione per cui:
la retribuzione lorda è ridotta in misura pari al contributo obbligatorio
soppresso e, quindi, resta invariata la retribuzione netta;
la soppressione del contributo non produce effetti sulla retribuzione imponibile
ai fini fiscali ai fini pensionistici, contrattuali e dell'applicazione delle norme sul TFR, la
retribuzione lorda è incrementata figurativamente di una quota pari alla riduzione
sopraindicata.
Questa disposizione non si applica solo al personale già in servizio al 30 maggio
2000 a tempo determinato e al quale è computato il TFR per effetto dell'esercizio dell'opzione a favore della previdenza complementare, ma anche al personale assunto successivamente a tale data che non ha mai subito la ritenuta del 2,5% sulla retribuzione, ma per il quale si pone un'esigenza di parità di trattamento contrattuale dei rapporti di lavoro prevista dall'art. 49, comma 2, del D.lgs. 29/93.
L'amministrazione pubblica datrice di lavoro pertanto, attraverso meccanismi contabili, assicura l'invarianza della retribuzione netta complessiva e di quella utile ai fini previdenziali.
In sostanza l'iscritto assoggettato al regime del TFR, sia optante, sia neoassunto a tempo determinato sia indeterminato, dovrà percepire la stessa retribuzione netta dell'iscritto che ha mantenuto il regime di TFS.
Tanto ciò premesso, si pone l'accento che per i sopra citati dipendenti pubblici in regime di TFR non trovano applicazione né la sentenza della Corte Costituzionale n. 223/2012, né l'art. 1, commi 98-101, della legge 228/2012, in considerazione del fatto che costoro non sono mai stati riguardati dalla norma dichiarata illegittima.
In proposito l'Inps per ulteriori chiarimenti, ha emanato il recente messaggio n. 10065 del 21 giugno.

 

24 Giugno 2013 Giuliano Coan
Consulente in diritto previdenziale e docente in materia.
Autore di studi e pubblicazioni